ATTO I
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ATTO II
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ATTO III
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ATTO IV
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Scena settima
ATTO V
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Scena quinta
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ATTO II
Scena seconda
GIONATA, MICOL, SAUL, ABNER

| GIONATA |
Col re sia pace. |
| MICOL |
E sia col padre Iddio. |
| SAUL |
Meco è sempre il dolore.-Io men sorgea
oggi, pria dell'usato, in lieta speme
ma, già sparì, qual del deserto nebbia,
ogni mia speme.-Omai che giova, o figlio,
protrar la pugna? Il paventar la rotta,
peggio è che averla; ed abbiasi una volta.
Oggi si pugni, io 'l voglio. |
| GIONATA |
Oggi si vinca.
Speme, o padre, ripiglia: in te non scese
speranza mai con più ragione. Il volto
deh! rasserena: io la vittoria ho in core.
Di nemici cadaveri coperto
fia questo campo; ai predatori alati
noi lasceremo orribil esca |
| MICOL |
A stanza
più queta, o padre, entro tua reggia, in breve,
noi torneremo. Infra tue palme assiso,
lieto tu allor, tua desolata figlia
tornare a vita anco vorrai, lo sposo
rendendole |
| SAUL |
Ma che? tu mai dal pianto
non cessi? Or questi i dolci oggetti sono
che rinverdir denno a Saùl la stanca
mente appassita? Al mio dolor sollievo
sei tu così? Figlia del pianto, vanne;
esci; lasciami, scostati. |
| MICOL |
Me lassa!
Tu non vorresti, o padre, ch'io piangessi?
Padre, e chi l'alma in lagrime sepolta
mi tiene or, se non tu? |
| GIONATA |
Deh! taci; al padre
increscer vuoi?-Saùl, letizia accogli:
aura di guerra, e di vittoria, in campo
sta: con quest'alba uno spirto guerriero,
che per tutto Israèl de' spandersi oggi,
dal ciel discese. Anco in tuo cor, ben tosto,
verrà certezza di vittoria. |
| SAUL |
Or, forse
me tu vorresti di tua stolta gioia
a parte? me?-Che vincere? che spirto?
Piangete tutti. Oggi, la quercia antica
dove spandea già rami alteri all'aura,
innalzerà sue squallide radici.
Tutto è pianto, e tempesta, e sangue, e morte:
i vestimenti squarcinsi; le chiome
di cener vil si aspergano. Sì, questo
giorno, è finale; a noi l'estremo, è questo. |
| ABNER |
Già più volte vel dissi: in lui l'aspetto
vostro importuno ognor sue fere angosce
raddoppia. |
| MICOL |
E che? lascierem noi l'amato
genitor nostro? |
| GIONATA |
Al fianco suo, tu solo
starti pretendi? e che in tua man? |
| SAUL |
Che fia?
Sdegno sta su la faccia de' miei figli?
Chi, chi gli oltraggia? Abner, tu forse? Questi
son sangue mio; nol sai? . . . Taci: rimembra . . . |
| GIONATA |
Ah! sì; noi siam tuo sangue; e per te tutto
il nostro sangue a dar siam presti |
| MICOL |
O padre,
ascolto io forse i miei privati affetti,
quand'io lo sposo a te richieggo? Il prode
tuo difensore, d'Israèl la forza,
l'alto terror de' Filistei ti chieggo.
Nell' ore tue fantastiche di noia
ne' tuoi funesti pensieri di morte
David fors' ei non ti porgea sollievo
col celeste suo canto? or di': non era
ei, quasi raggio alle tenèbre tue? |
| GIONATA |
Ed io; tu il sai, se un brando al fianco io cinga;
ma; ov' è il mio brando, se i sonanti passi
del guerrier dei guerrier norma non danno
ai passi miei? Si parleria di pugna
se David qui? vinta saria la guerra. |
| SAUL |
Oh scorsa etade! . . . Oh di vittoria lieti
miei glorïosi giorni! . . . Ecco, schierati
mi si appresentan gli alti miei trionfi.
Dal campo io riedo, d'onorata polve
cosperso tutto, e di sudor sanguigno:
infra l'estinto orgoglio, ecco, io passeggio;
e al Signor laudi . . . Al Signor, io? . . . Che parlo? . . .-
Ferro ha gli orecchi alla mia voce Iddio;
muto è il mio labro . . . Ov'è mia gloria? dove,
dov'è de' miei nemici estinti il sangue? |
| GIONATA |
Tutto avresti in Davìd |
| MICOL |
Ma, non è teco
quel David, no: dal tuo cospetto in bando
tu il cacciavi, tu spento lo volevi
David, tuo figlio; l' opra tua più bella;
docil, modesto, più che lampo ratto
nell'obbedirti; ed in amarti caldo
più che i propri tuoi figli. Ah! padre, lascia |
| SAUL |
Il pianto (oimè!) su gli occhi stammi? al pianto
inusitato, or chi mi sforza? . . . Asciutto
lasciate il ciglio mio.
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| ABNER |
Meglio sarebbe
ritrarti, o re, nel padiglione. In breve
presta a pugnar la tua schierata possa
io mostrerotti. Or vieni; e te convinci,
che nulla è in David |
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