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I VOLTI DELLA SCIENZA
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ARTOM CESARE
Asti, 20 giugno 1879 - Milano, 10 marzo 1934


Appartenente ad antica famiglia piemontese, studiò a Torino ove, nel 1901, conseguì la laurea in scienze naturali con una tesi di argomento istologico.
Si avviò alla carriera universitaria e fino al 1912 fu incaricato di zoologia e anatomia comparata a Cagliari. Dopo una breve parentesi a Genova, si trasferì a Roma e poi, nel 1923, a Siena per dirigere l’Istituto di zoologia e anatomia comparata. Due anni dopo tornò in Sardegna, a Sassari, chiamato per concorso alla cattedra di zoologia da cui, nel 1926, passò a quella di Pavia. Nella scuola di Pavia restò fino alla morte e lasciò numerosi allievi.
Gli studi a carattere citologico con i quali Artom aveva esordito si fusero ben presto con quelli di genetica. Egli, infatti, osservando la maturazione delle uova nel crostaceo fillopode Artemia salina di Capodistria, Cagliari e di Setes (Francia) raccolse risultati che gli permisero di affrontare, e anche parzialmente di chiarire, vari problemi di biologia.
Valendosi anche dei dati ottenuti in esperienze analoghe da T. Boveri (1862 - 1915), presso il quale aveva lavorato nel 1907 a Wurzburg, Artom si avvide che, nell’artemia vivente nelle acque salate di Capodistria, a un numero di cromosomi doppio rispetto a quello dell’artemia di Cagliari corrispondeva un aumento della dimensione cellulare e corporea, risultato che confermava l’esistenza di un rapporto costante nucleoplasmico come era già stato sostenuto da R. Hertwig (1850 - 1937). Artom sottolineò anche la corrispondenza tra partenogenesi (sviluppo della cellula uovo, senza fecondazione) e l’insorgere dell’autopoliploidia (condizione mutante con numero multiplo di cromosomi): da una normale riproduzione sessuale (anfigonia) nell’artemia di Cagliari, diploide, attraverso varie modalità di partenogenesi nell’artemia di Setes, ancora diploide, fino a una partenogenesi telitoca indefinita (cioè che dà origine sempre e soltanto a femmine) nell’artemia di Capodistria. I risultati di queste osservazioni sono raccolti in un’ampia memoria che pubblicò in "Mem. d. R. Acc. d’It." negli ultimi anni della sua esistenza (1931): "L’origine e l’evoluzione della partenogenesi attraverso i differenti biotipi di una specie colletiva (Artemia salina L.) con speciale riferimento al biotipo diploide partenogenetico di Setes".
Entrando così anche nel campo della sistematica, Artom considerò l’artemia una specie collettiva cosmopolita in cui si riconoscono con sicurezza almeno tre biotipi ben stabilizzati nell’evoluzione della specie ("Nuovi fatti e nuovi problemi sulla biologia e sulla sistematica del genere Artemia" in "Rend. d. R. Acc. d. Lincei", 1920; "Il significato delle specie e delle razze diploidi e tetraploidi e il problema della loro origine" in "Riv. di Biol.", 1920).
Sempre sull’artemia raccolse importanti risultati concernenti l’influenza dell’ambiente sulle variazioni somatiche.
Osservò infine il comportamento della sostanza cromatinica e dell’apparato condriosomico nel corso della spermatogenesi dimorfa del gasteropodo Paludina vivipara. Pubblicò nel 1933 in "Boll. Soc. Biol." un articolo, "Cromosomi ed ereditarietà: concordanze e discordanze con le teorie fisico- chimiche sulla costituzione della sostanza cromatica" e affrontò il problema dell’eterocromosoma (cromosoma Y) nell’eredità del sesso, tema a cui si dedicavano in quel tempo numerosi studiosi, soprattutto americani.
Nel 1933 la Società Italiana delle Scienze gli assegnò il premio per le scienze naturali.



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