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CAMISOLA GIUSEPPE
Valgorzano (S. Damiano), 17 agosto 1781 - S. Damiano, 26 febbraio 1856
Il medico Camisola Giuseppe, nipote del dottor Gardini Francesco, altro illustre sandamianese, frequentò in Asti le scuole elementari, quindi i corsi di Retorica e di Filosofia (l’attuale Ginnasio Liceo) ed infine l’Università di Torino dove, nel 1806, si addottorò in medicina, esercitando la professione quasi sempre in San Damiano.
lì dottor Camisola predilesse soprattutto la botanica e ad essa si consacrò in particolor modo, nel tempo libero. Seguendo l’esempio dell’Allioni, autore di "Flora pedemontana", egli raccolse più di 1300 specie di piante ed erbe della nostra provincia, secondo il sistemo sessuale adottato da Linneo e col metodo di Jessieu.
"...Frutto di codesti studi fu la "Flora Astese", da lui raccolta con singolare cura e per lo spazio di ben 22 anni, e fatta di pubblica ragione l’anno 1854...".
Con senso filantropico, il Camisola scrive "...la classe degli infermi meno agiata, che purtroppo è sempre la più numerosa, e che il più delle volte per una sola malattia cade in estrema rovina, troverà ben presto nella "Flora astese" quale la presento, un pronto rimedio ai proprii mali senza dispendio di sorta".
Con quest’opera l’Autore si riproponeva di cooperare all’istruzione e all’educazione popolare. Con questo nobile intendimento, Camisola non descrive solamente le piante con il loro nome in latino, italiano, francese e dialetto astigiano, ma ne mette in particolare evidenza le qualità utili e nocive, l’uso che se ne può fare, il luogo dove esse si trovano.
Un settore della sua ricerca di particolare pregio è lo studio dei funghi. All’opera egli unì una tavola gnosologica, per uso popolare con la descrizione dei nomi tecnici di alcune malattie.
Come medico e, quindi, come studioso della medicina, Camisola scrisse e diede alle stampe nel 1853 due lavori intorno al morbo dell’idrofobia e della pellagra con relative cure da lui proposte.
Contro queste due terribili malattie, egli suggerisce "come cura preservativa, la decozione d’una pianta detta piantagione acquatica del Mattiolo comunissima nel Piemonte, che molti favorevoli esperimenti mi hanno fatto ravvisare proficua, (scrive l’Autore stesso) specialmente nella pellagra".
L’illustre botanico mancò nel 1856.
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