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VOLPINI GIOVANNI BATTISTA
Asti, 1 gennaio 1644 - Asti, 15 gennaio 1724.
Si distinse negli studi medici, laureandosi ventenne presso l’Università di Torino. Contrariamente ad
illustri colleghi quali Riva e Botallo, non lasciò mai definitivamente la sua città natale, dove ben
presto fu nominato "Protomedico". Fu il rappresentante principale della corrente Jatrochimica, che
dando pieno rilievo all’importanza della chimica nella biologia, può a buon diritto essere considerata
l’antecendente della biochimica moderna. Il suo scritto "Spasmologia, sive clinica contracta" è a tutti
gli effetti un trattato di patologia e clinica medica, di patologia generale e fisiologia. Fu un tenace
avversario della pratica del salasso, che, nonostante i notevoli progressi nel campo sperimentale della
farmacodinamica e nella ricerca di nuovi rimedi, continuava a far parte dei presidi terapeutici. Egli
osteggiò anche quanto di Galeno potesse esservi alla base dell'arte medica, dichiarandosi non solo
antigalenista ma persino antippocratico se tali auctoritates si ponevano in contrasto con quanto
l’osservazione clinica suggeriva.
Giudicato come uno dei più chiari ingegni della Società degli Spensierati, fu certamente uomo colto,
come dimostrano i suoi scritti e le frequenti citazioni classiche; le sue opere e le sue idee possono
essere annoverate tra quelle che diedero impronta ai secoli del raziocinante illuminismo, con la
critica, già iniziata nel Rinascimento, agli idoli del passato e l'avvio alla sperimentazione nella
biologia. Il suo linguaggio, sempre rigorosamente scientifico, fu spesso molto energico nell'affermare
e spiegare le basi chimiche della vita, proprie della jatrochimica, nella quale - egli scrisse - vide la
luce dell'arte che lo liberò dalla cecità di teorie e pratiche sorpassate.
A volte profetico, e con ragione, fu pronto ad accettare idee ancora più innovatrici sull'origine
delle malattie, quali l'importanza che può avere in essa il complesso psichico-emotivo.
Insistette molto alla formazione tecnico-culturale del medico. Ne è manifesta espressione il lascito
della sua biblioteca ai padri Barnabiti del Collegio di San Martino con l'obbligo di metterla a
disposizione degli studenti di medicina e dei medici di Asti con l'occorrente (tavolo, sedie, scansie)
per i libri, destinando a queste spese la somma di L. 40 in contanti.
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