Palio di Asti terza domenica di settembre in collaborazione con il Comune di Asti

in diretta

i video

il programma

gli appuntamenti

il corteo storico

il capitano

il mercatino

le fotografie

la via francigena

la corsa

gli sbandieratori

gli scudieri

i vincitori

la storia

il drappo

la stima

il maestro

 

rioni e comuni alla corsa (in ordine di sfilata)
domenica 21 settembre 2003 ore 14 da piazza Cattedrale

il percorso: piazza Cattedrale, via Caracciolo, piazza Cairoli, corso Alfieri, via Gobetti, piazza San Secondo, via Garibaldi, via Gardini, piazza Alfieri.


LE FOTO DELLA SFILATA DELL'ANNO 2002

la cartina del percorso del corteo storico


I temi della sfilata anno 2003

1 - BORGO TANARO TRINCERE TORRAZZO
Colori: bianco e azzurro
Emblema: due pesci ed un remo
Rettore: Augusta Puppione Viarengo

TRIONFO DELLA VITTORIA

Nel Medioevo e specialmente durante il XV secolo, i cortei di carri recanti classiche allegorie simboliche, altrimenti meglio conosciute col nome di "Trionfi", non vennero soltanto raffigurati dai pittori o cantati dai poeti, come Petrarca o Lorenzo il Magnifico, ma fecero anche realmente parte di rappresentazioni sceniche di piazza, alle quali pittori e poeti del tempo solevano ispirarsi.
In effetti avanzando lungo le strette vie cittadine, tra una folla plaudente di popolo, venivano rappresentate allusioni a lontani miti da gruppi di figuranti al seguito di carri spettacolari, allusione che la penetrazione della cultura classica nella società signorile del Medioevo rendeva comprensibili e gradite.
Così, simboleggiando un trionfo e ispirandosi ad antichi e festosi cortei medievali, il Borgo Tanaro Trincere Torrazzo vuole celebrare il primo posto conseguito nella corsa al Palio di Asti 2002.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.53.13.27


2 - BORGO SANTA CATERINA
Colori: rosso e celeste
Emblema: giglio
Rettore: Nicoletta Sozio

LA VISITA AD ASTI DEL RE ROBERTO D'ANGIÒ E CONSORTE

Nei primi anni del 1300 la situazione politica astigiana viveva un periodo difficile e, contemporaneamente, si stavano creando i presupposti per un susseguirsi di avvenimenti molto importanti che avrebbero coinvolto i personaggi illustri dello scenario politico della nostra città. Proseguiva l'eterna diatriba tra Guelfi e Ghibellini, con i Solaro che meditavano l'ennesimo allontanamento dei tre casati dell'ospizio de Castello: Guttuari - Isnardi -Turco.
La nostra città, già ambita dai potenti vicini, si vide contesa tra due monarchi: Roberto d'Angiò ed Enrico VII di Lussemburgo.
Il Consiglio Comunale Astese si era espresso a sfavore dell'alleanza con il sovrano Angioino: a tale decisione si era giunti in seguito alle pressioni esercitate dal principe Filippo D'Acaja, che appoggiava Enrico VII.
Un particolare però era sfuggito al principe: i nobili Solaro, tre dei quali spiriti pronti e audaci più degli altri, accesi sostenitori di re Roberto d'Angiò, decisero di fargli visita ad Alba. Bonifacio - detto Povarino - , Sabaudo e Carlotto Solaro, consoli del Comune, a dispetto di Filippo d'Acaja, partirono per incontrare Roberto d'Angiò: quest'ultimo li accolse molto benignamente, onorandoli della presenza di Sancia, sua seconda moglie"…donna di beltà singolare e di pari gentilezza".
Robertto d' Angiò li pretese più volte a pranzo come suoi ospiti e in loro onore schierò le proprie milizie: cinquecento militi armati di tutto punto e pronti ad intervenire.
Malgrado l'opposizione del principe d'Acaja, Asti si dimenticò ben presto della promessa fatta la primavera precedente agli ambasciatori di Enrico VII.
I tre ambasciatori astesi, non solo a nome dei propri alleati, ma anche per conto del Comune, strinsero alleanza con Roberto d'Angiò. Il trattato venne stipulato il 30 luglio 1310, fra Bonifacio Solaro - in qualità di Sindaco della Repubblica astese - e Beltrando di Marsiglia, procuratore dell 'Angioino.
Gli astigiani si mettevano così sotto la protezione di Roberto d'Angiò obbligandosi a consegnargli cento marche d'argento ogni anno, con l'impegno segreto di procurargli, al momento propizio, la signoria del contado astigiano.
I consoli astensi ebbero la promessa di essere aiutati ogni qualvolta venissero attaccati o offesi dai Ghibellini.
Dal canto suo, il re Roberto d'Angiò, per provare agli astigiani le sue buone intenzioni e la sua amicizia, decise di recarsi in Asti con la consorte e con quattrocento militi.
Uomini e donne astesi accolsero i sovrani con ogni sorta di ossequi: la nobile coppia per ricambiare le cortesie ricevute, invitò, per il giorno successivo al loro arrivo, il 10 agosto 1310 - festa di San Lorenzo - gli astesi ad un grande banchetto, imbandito con magnificenza regale, sfoggiando a mensa vasellame d'oro e d'argento. Lo stupore dei commensali fu per l'abbondanza delle vivande e per le regali portate, sistemate su vassoi d'argento e per l'abbondanza di vino, servito in calici di oro fino.
Si presume che proprio in quest'epoca si inizi ad usare la forchetta, posata fino ad allora sconosciuta anche nei banchetti più lussuosi: ai suoi esordi la forchetta fu scambiata per un'arma dalla forma strana e non come un più civile mezzo per portare il cibo alla bocca.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.21.14.53


3 - BORGO CATTEDRALE
Colori: bianco e azzurro
Emblema: aquila degli Alfieri
Rettore: Francesco Peraino

L' "ADOUBEMENT" DEL CAVALIERE OLIVIERO TURCO

La chiesa domenicana della Maddalena, che si trovava in Via Natta presso le vecchie carceri, venne abbattuta agli inizi del XIX secolo. Ai tempi di Giuseppe Stefano Incisa dietro l'altar maggiore si poteva ancora ammirare la pietra di Oliviero Turco, morto il 26 luglio 1357. Nel disegno dell' Incisa Oliviero compare a figura intera , inserita in un'edicola gotica ,cinge la spada e porta gli speroni, secondo la tipica iconografia del cavaliere addobbato.
I Turco, famiglia ghibellina, con Guttuari e Isnardi avevano dato vita all'hospitium dei De Castello; essi divennero a fine Duecento signori di Tonco e Frinco e a metà del secolo successivo di Montemagno, reimpiegando nell'acquisto di castelli, giurisdizioni e terre i proventi di una consolidata e proficua attività feneratizia nella regione del Belgio attuale, dove furono attivi fino a Quattrocento inoltrato. Un ramo della famiglia si stabilì nei Paesi Bassi, dove nel 1337 Rolando Turco De Castello acquisì la giurisdizione di Iwuy, dando inizio ad una signoria locale che si protrasse per alcune generazioni.
La frequentazione del mondo delle corti influì evidentemente sulle abitudini, lo stile di vita e la mentalità di questi come di altri intraprendenti astigiani, che da mercanti e prestatori divennero signori e feudatari. Lo dimostra con evidenza iconografica proprio Oliviero Turco, che sulla lastra tombale si fa raffigurare nelle vesti di cavaliere.
Facendo riferimento a questo personaggio, il Rione Cattedrale rievoca l'adoubement di Oliviero, ovvero il rituale composto da vari atti, simbolici e religiosi, al quale veniva sottoposto l'aspirante cavaliere. La cerimonia concludeva un lungo periodo di formazione che iniziava in tenera età, quando il bambino che per origini e soprattutto per ricchezza poteva aspirare a divenire cavaliere, lasciava la casa paterna per essere educato al mestiere delle armi da un signore che lo accoglieva prima come donzello, poi come scudiero. Il rituale descritto in ogni dettaglio da antichi codici, aveva una forte componente religiosa , perché il giuramento che il cavaliere pronunciava lo vincolava al rispetto di una precisa etica cavalleresca, che metteva la sua spada al servizio della Chiesa contro pagani ed eretici, ma anche a disposizione dei deboli e degli umili.
La sfilata e' composta da tre tableaux vivents : il primo metterà in scena il distacco del bambino dalla madre che lo affida al nobile padrino. Il secondo rappresenta il giovane divenuto scudiero che attende ai compiti affidatigli dal tutore, mentre nel terzo quadro il giovane dopo la veglia d'armi e la cerimonia di investitura, viene presentato al popolo nella sua nuova veste di cavaliere.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.59.24.88


4 - BORGO SAN PAOLO
Colori: rosso e oro
Emblema: partiture di colore
Rettore: Silvano Ghia

IL BANCHETTO IN ONORE DI ROBERTO D'ANGIÒ

Il Rione San Paolo vuole ricordare quest'anno un avvenimento veramente accaduto nel rione. Lo racconta nel suo "Memoriale" il famoso cronista astigiano Guglielmo Ventura.
Il giorno 10 Agosto 1310 più di quattrocento astigiani, nobili e popolani, parteciparono al banchetto voluto in onore alla città dal Re di Napoli Roberto d'Angiò detto il Saggio, Signore di Asti, nel convento dei Frati Minori di San Francesco, da poco fondato dal Santo di Assisi, sito nell'attuale via Brofferio e distrutto nel 1800.
Al banchetto intervengono, oltre il sovrano e la leggiadra regina consorte Sancia di Maiorca, anche Ugo del Balzo, gran siniscalco del re per la città ed il cronista Guglielmo Ventura, colui che ci ha tramandato il primo ricordo storico della corsa al Palio di Asti del 1275 e che in questo caso riferisce che i commensali mangiarono e bevvero tutti in piatti e bicchieri di oro puro.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.59.30.93


5 - BORGO TORRETTA
Colori: rosso bianco e blu
Emblema: leone reggitorre
Rettore: Alessandro Lazzarato

IL GIURAMENTO DI FEDELTÀ PRESTATO DAI SIGNORI DI MANZANO, SALMOUR E MONTEFALCONE

Nella seconda metà del XIII secolo numerose famiglie di nobili ed aristocratici aspiravano alla cittadinanza astigiana. Asti conferiva la cittadinanza imponendo l'obbligo di possedere una casa in città o di porvi il domicilio. Limitata era quindi la libertà di domicilio e molta rilevanza era attribuita alla scelta del medesimo. Ciò valeva soprattutto quando la cittadinanza era concessa a singole persone, tanto più se il nuovo cittadino era di condizione elevata.
Quando la cittadinanza era concessa ad un intero gruppo di persone, implicava unicamente uguaglianza di diritti e protezione.
La cittadinanza astigiana comportava il pagamento di vari tributi. Uno di questi era il "fodro", vera imposta generale di Stato, appaltato ad un collettore, mentre un collegio di giudici decideva sui reclami. I nuovi cittadini erano obbligati al giuramento di fedeltà che comportava l'assunzione degli obblighi fiscali, militari, di osservanza di norme e costumi, tipici della sudditanza: era dunque tale giuramento - oltre ad un rituale consolidato dagli usi - l'atto di assunzione di uno stato di diritto pubblico, e in definitiva un negozio politico; per cui è significativo che ad esso accedessero anche le donne.
Il 26 settembre 1228 il Podestà di Asti, Percivalle Doria, tramite il suo Vicario Enrico Racamo nomina Bernardo Solari e Nicola Piria procuratori del Comune per ricevere la donazione del castello e villaggio di Fontane e il giuramento di fedeltà dei signori di Manzano, Salmour, Montefalcone e poi reinvestirli delle stesse terre.
Nei giorni successivi ha luogo questo doppio passaggio di consegne che va sotto il nome di feudo oblato: i legittimi signori donano al Comune, in quest'epoca in fase di espansione territoriale, i castelli aviti e i poteri connessi, ricevendoli indietro sotto forma di feudo dipendente dal comune stesso.
Nel 1242 tra gli uomini di Fontane, che prestarono giuramento di fedeltà ad Asti, impegnandosi a contribuire nella stessa misura garantita al precedente signore, vi furono Matilda Vizia e figli, che avevano corrisposto 4 soldi e 4 denari per debito; Guglielmo Caruso e la moglie Agnese, che avevano dato 10 denari per debito e quindi il quinto dei prodotti della terra; Alasia Greca, che aveva sempre corrisposto 6 denari, una spalla (di cervo o di cinghiale) e 1/5 dei prodotti della terra; Matilde Torrina, che aveva dato 2 denari per debito; Manfredo Gulli e Matilde Castello, che avevano dato 4 denari. Il Borgo Torretta rievocherà il giuramento di fedeltà prestato dai Signori di Manzano, Salmour, Montefalcone e dagli uomini e donne libere e possidenti di quell'epoca.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.21.91.01


6 - BORGO SAN SECONDO
Colori: bianco e rosso
Emblema: Santo a cavallo
Rettore: Maurizio Bertolino

ASTI E LA CORSA DEL PALIO

Nel XIII secolo il libero Comune di Asti era una delle città più potenti del Piemonte; il suo dominio si estendeva dalle Alpi fino quasi al mare.
I ricchi banchieri astigiani prestavano denaro a re e imperatori, la classe egemone comunale, trasformava la vita con nuovi statuti e regole, creava e rinnovava gli svaghi cari al popolo invitandolo a godere, giustamente, della sua parte di festa nella vita quotidiana; nei secoli si è cosi' andata consolidando una tradizione che ha saputo tener alto l'attaccamento degli astigiani alla corsa del Palio. La corsa dei cavalli era posta sotto l'egida del suo glorioso Santo Patrono, San Secondo, la cui festa rappresentava uno degli avvenimenti più importanti dell'Asti medievale; essa era, infatti, vissuta con gran fervore ed euforia collettiva.
Il rione San Secondo rievoca il festoso corteo che porta in dono il drappo di velluto cremisi, che tra suoni di tamburi e sventolii di bandiere annuncia alla folla assiepata per le vie della città il sopraggiungere dei "competitori", disposti a contendersi l'ambito drappo di velluto in una spericolata corsa: "il Palio".
per eventuali richieste: telefono +39 0141.21.38.52


7 - COMUNE DI CANELLI
Colori: bianco e azzurro
Emblema: cane coronato
Rettore: Giancarlo Benedetti

PENE CORPORALI DEL MEDIOEVO

Nel Medioevo la soglia di tolleranza verso ogni forma di marginalità e deviazione, materiale o morale, era generalmente molto bassa.
Vi erano gli esclusi oppure i mal tollerati, tanto più se si trattava di pubblici ribaldi, prostitute od ubriaconi. Questi e tutti quelli che si collocavano sui gradini più bassi della società, quando infrangevano la legge, o gli usuali codici di comportamento, venivano puniti davanti a tutti, in piazza o nei giorni di mercato.
L'esistenza di una pena corporale serviva ad evidenziare l'autorità del potere pubblico, la gravità del reato e doveva essere un mezzo di dissuasione per chi volesse attentare all'ordine della comunità. Lo strazio di un corpo mutilato o anche semplicemente fustigato, oppure il ludibrio di un individuo messo alla gogna venivano consumati su di una scena pubblica, tragica ed insieme grottesca, ma sempre scenograficamente delineata e movimentata che richiedeva la partecipazione di tutta la comunità.
Canelli intende rappresentare alcune tra le più singolari pene che l'oscurantismo medievale riservava ai ceti subalterni: fustigazione, la viola del disonore, il copricapo dell'ubriaco.
Dopo le insegne della Città di Canelli che aprono il corteo storico, il primo quadro di giustizia medievale è riservato alla fustigazione di una meretrice. Incedono lentamente: i magistrati, il maestro di giustizia, i causidici, gli avventizi con in mano gli strumenti di tortura.
I ceti ricchi e nobiliari seguono la scena con uno sguardo duro e privo di ogni pietà. Con le vesti lacerate, attaccata ad un carretto, con in testa il fiocco rosso come riconoscimento, la condannata viene punita con la sferza.
Dappresso viene rappresentata la pena che usavano denominare "la viola del disonore". Questa veniva inflitta alle donne che pubblicamente davano scandalo o venivano alle mani tra loro. Consisteva in un asse di legno con tre fori.
Il più grande di questi stringeva la testa e gli altri due serravano le mani. La malcapitata, accompagnata dall'assistente delle milizie e da un armigero, doveva percorrere più volte la piazza nel giorno di mercato ed essere così esposta al dileggio dei venditori.
Il corteo storico si chiude con la rappresentazione della pena denominata "Il copricapo dell'ubriaco". Gli ubriachi abituali erano costretti a girare nelle vie del borgo completamente nudi in una sorta di piccola botte, tra le risa e gli insulti della comunità.
Il pubblico vituperio raggiungeva il culmine quando il condannato, ormai attanagliato dall'arsura, vedeva gli astanti centellinare quel buon vino che a lui aveva causato la pena.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.82.36.85


8 - BORGO SAN MARTINO SAN ROCCO
Colori: bianco e verde
Emblema: aquila dei Guttuari
Rettore: Pier Franco ferraris

CERIMONIA PER LA PARTENZA DI BONIFACIO ROTARIO ALLA VOLTA DEL ROCCIAMELONE

La tradizione narra che Bonifacio Rotario (o Roero), Consignore di Monteu, appartenente all'omonima nobile casata del Borgo, durante una delle crociate patrocinate da papa Clemente VI fu preso prigioniero.
Fece pertanto voto che in caso di riacquistata libertà, avrebbe innalzato un simulacro alla madonna, sulla vetta più alta del primo monte che gli si sarebbe offerto alla vista tornato nelle proprie terre.
Nell'anno 1358, Bonifacio, sciogliendo il voto fatto, si appresta a dare la scalata alla leggendaria cima del monte Rocciamelone, creduta allora la più alta delle Alpi e, secondo la tradizione, custodita da spiriti maligni.
I famigliari, i rappresentanti dei vari rami della casata e il Clero, convenuti, onorarono e benedissero l'ardua impresa del nobile Rotario che, scortato da uomini fidati, si accingeva alla partenza, portando in dono un prezioso trittico, opera di squisita fattura fiamminga, dedicato alla Santissima Vergine.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.55.64.09


9 - BORGO SAN MARZANOTTO
Colori: blu e oro
Emblema: torre e stella
Rettore: Massimo Forno

FESTE PER IL RITORNO DELLA PRIMAVERA

Il Borgo San Marzanotto presenta una scena ambientata idealmente nel parco del piccolo castello di Belangero, feudo nel medioevo della ricca famiglia Asinari.
Tale scena ripropone un tema caro a tutta la poesia medievale, da quella colta a quella goliardica: il ritorno della primavera, quando il rifiorire della natura cancella le tristezze dell'inverno, invita ad amare ed a godere le gioie della vita.
Musici e giullari suonano e cantano, mentre i giovani si intrattengono in danze e lieti conversari, come dice Folgore da San Gimignano: "D'april vi dono la gentil campagna / tutta fiorita di bell'erba fresca; / fontane d'acqua che non vi rincresca / donne e donzelle per vostra compagnia; / (…) cantar, danzar alla provenzalesca / con istormenti nuovi d'Alemagna (…)".
per eventuali richieste: telefono +39 0141.333.48


10 - BORGO SANTA MARIA NUOVA
Colori: rosa e azzurro
Emblema: grifone
Rettore: Marco Gonella

GIULLARI E TROVATORI DIVERTONO LE CORTI DI TUTTA EUROPA.

A partire dalla fine del XII secolo, nei palazzi reali e signorili albergavano di frequente i giullari di corte, assunti a servizio permanente per allietare il tempo libero dei nobili.
Durante i festeggiamenti organizzati per gli eventi eccezionali i giullari accorrevano in gran numero cercando di offrire il loro spettacolo in cambio di denari e regali; si sbizzarrivano in virtuosismi verbali e affabulatori, con storielle comiche, scioglilingua e frizzi di ogni genere e alla fine della festa a volte veniva eletto il "re dei buffoni".
Non poteva mancare a corte la figura del trovatore che era in primo luogo un compositore di versi e melodie e che a differenza dei giullari, girava per le corti di tutta Europa in cerca di ospitalità e favori , ma non di denaro: infatti alcuni di essi erano già ricchi e di origine nobile.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.59.34.65


11 - BORGO SAN PIETRO
Colori: rosso e verde
Emblema: chiavi pontificie
Rettore: Anna Gazzano

FEDERICO II DI SVEVIA E BIANCA LANCIA DI AGLIANO

Fra la famiglia piemontese dei Lancia signori di Agliano e Federico II il rapporto, già fortemente consolidato, si rafforza con l'unione dell'imperatore con la bellissima Bianca.
Federico II, giunto nel 1226 nel Castello di Agliano, mentre spiava le mosse della Lega Lombarda si innamorò della bellissima fanciulla, figlia di Bonifacio, che fece sua.
L'unione certo ricercata all'interno dei clan più potenti, rappresentò l'esito più prestigioso di raffinate alchimie matrimoniali e come tale manifesterà tutta la sua efficacia: con buona pace della favola romantica dell'innamoramento a prima vista di Federico.
Sicché l'unione sortisce lo scambievole effetto di procurare all'imperatore la solidarietà della famiglia del "dilectus affinis" Manfredo II Lancia e alla stirpe piemontese la possibilità di accesso alla corte imperiale. Tra il 1226 e il 1230 Bianca, molti suoi familiari e un cospicuo seguito di piemontesi, si trasferirono al sud per volere di Federico II.
San Pietro rievoca la partenza di questa giovane dama da Agliano, con al seguito nobili della casata e servitori, per raggiungere il suo amato, uno dei più grandi imperatori della storia.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.21.31.46


12 - BORGO VIATOSTO
Colori: bianco e azzurro
Emblema: due leoni e una spiga
Rettore: Rocco Lorenzo

L'EUROPA DEL XIV SECOLO

Il corteo storico del borgo Viatosto intende tracciare un'ideale carta geografica del vecchio continente di sette secoli fa.
Partendo da nord aprono la rievocazione le insegne inglesi, subito dopo è la volta del mondo antico, il bianco vessillo del Sacro Romano Impero Germanico, destinato ad un certo ed inesorabile declino. Seguono la Francia e la Provenza, caratterizzate anche dalla presenza del giglio e della lavanda, che idealmente simboleggiano le due nazioni.
La neonata confederazione svizzera rappresenta invece la nuova speranza, il futuro, l'inizio di un mondo nuovo . Non poteva mancare una stella alpina, con accanto il vessillo della "Lega della Ca' di Dio", non ancora confluita nella nazione elvetica.
Subito dopo la Castiglia e l'Aragona, all'epoca ancora due nazioni separate, simboleggiano la nascente potenza iberica.
Chiudono il corteo le terre italiche; le insegne astesi, veneziane e milanesi, terre di comunicazioni, di traffici, ideali ponti fra il nord e il sud di una vecchia Europa ancora non interessata dal processo di "atlantizzazione" che avrebbe determinato radicali cambiamenti, nuovi splendori ed inesorabili tramonti.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.21.62.98


13 - COMUNE DI NIZZA MONFERRATO
Colori: giallo e rosso
Emblema: leone reggicroce
Rettore: Pier Paolo Verri

LA FONDAZIONE DI NIZZA DELLA PAGLIA

Correva l'anno del Signore 1225, le guerre fra gli Astesi e gli Alessandrini stavano concludendosi. La disfatta degli Astesi in Calamandrana, portò a una rivolta degli Alessandrini che distrussero le terre all'intorno e i numerosi castelli esistenti sul territorio.
La popolazione dovendo abbandonare i borghi rasi al suolo a seguito dei combattimenti, trovò ideale quel cuneo di terra compreso tra il torrente Belbo e la Nizza, preziosi per la difesa naturale che potevano offrire.
In quel luogo esisteva da parecchi secoli una chiesetta, detta di San Giovannni Lanero, ed in tale luogo la popolazione sfollata dai borghi vicini decise di insediare la nuova città fortificata.
Gli abitanti cercarono di recuperare mattoni e pietre dalle costruzioni abbattute dai continui saccheggi della guerra per erigere velocemente le nuove case, utilizzando a copertura dei tetti l'unico materiale possibile al momento: la paglia.
Il paese così creato venne chiamato per la particolarità dei tetti delle case NIZZA DELLA PAGLIA, diventando dal primo momento della sua fondazione un simbolo della ribellione e della voglia di rivivere delle popolazioni del luogo, nonostante le lunghe guerre di distruzione e la povertà determinata dalle continue scorribande dei soldati di ventura.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.72.60.21


14 - BORGO SAN LAZZARO
Colori: giallo e verde
Emblema: croce di Malta
Rettore: Remigio Durizzotto

UNA MERCE PREZIOSA NEL MEDIOEVO ASTESE: IL SALE

Il sale ha sempre rappresentato per l'uomo un elemento di fondamentale importanza sia dal punto di vista alimentare - per gli usi di cucina e la conservazione degli alimenti - , sia in altre attività quali la farmacologia e la concia delle pelli.
In epoca medievale il sale divenne oggetto di controllo fiscale da parte dell'autorità, che ne determinava le procedure di approvvigionamento, il commercio e il consumo.
La normativa astigiana in materia appare particolarmente dettagliata: gli Statuta, pervenuti nella redazione trecentesca, stabiliscono i termini per la riscossione e l'importo del tributo sul sale (gabella), l'allestimento di un magazzino dove depositarlo e venderlo, limitandone la possibilità di commercio ai soli autorizzati e fissando pene pesanti per chiunque contravvenisse (collazione XX, capp. X, XI, XII). Gli Statuta Revarum, che stabilivano i dazi sulle merci, sono ancora più dettagliati: nella sezione intitolata Gabella et pedagium salis civitatis Ast ,si legge che in Asti e in tutte le terre dipendenti era severamente vietato commerciare e utilizzare sale su cui non fosse pagata la tassa predisposta; il sale poteva entrare in città soltanto attraverso Porta S. Pietro o Porta S. Quirico, dove specifici funzionari, i gabellieri, avrebbero incassato il pedaggio.
Giungevano così in città ingenti carichi della preziosa merce, trasportati dai luoghi di produzione su carri o anche in sacchi a spalla lungo le strade e i sentieri dell'Appennino e della Langa e poi vendute all'ingrosso o al dettaglio dai ricchi mercanti che se ne erano assicurati l'appalto: attività in cui furono molto attivi gli Asinari.
A riprova del valore attribuito al sale, non privo di significati simbolici (salis sapientiae), ogni anno ne veniva consegnata una determinata quantità agli ordini religiosi e alle comunità monastiche in segno di devozione e omaggio.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.21.47.64


15 - COMUNE DI SAN DAMIANO
Colori: rosso e blu
Emblema: partiture di colori
Rettore: Alessandro Monticone

LE NOZZE DI GIOVANNA DI LORENA

Dopo periodi di guerra alternati a tregue, nell'anno del Signore 1411 il giorno 8 aprile veniva stipulata la pace tra il Marchese Teodoro Paleologo di Monferrato e il Conte di Savoia, Principe di Acaja e di Morea.
A rafforzare l'accordo tra le due casate nobiliari, il giorno 11 dello stesso mese, veniva celebrato il matrimonio tra Giovanna di Lorena sorella del Conte di Savoia e Gian Giacomo figlio del Marchese Teodoro, che alla morte del padre rimaneva unico signore del Monferrato, comprendente il dominio del Comune e del castello di San Damiano.
Il Comune di San Damiano rievoca lo sfarzoso corteo aperto dalla sposa a cavallo, sontuosamente abbigliata, seguita da un ricco corteggio di gentiluomini e nobildonne della corte sabauda e dai rappresentanti della nobiltà piemontese, giunti a testimoniare l'alleanza tra le due potenti dinastie.
Il casato della sposa è rappresentato dal fratello Amedeo VIII con la consorte Maria di Borgogna, dalla madre Contessa di Berry, vedova del Conte Rosso con il fratello Umberto di Romont, dalla sorella Bona di Savoia con Ludovico d' Acaja e dalla sorella minore Jeannette con il consorte Andrea di Liaren. Secondo la tradizione facevano parte del corteo nuziale: la pronuba, giovane nobildonna che assisteva la novella sposa, il paraninfo, gentiluomo che conduceva la fanciulla alla casa del marito, un nobile cavaliere recante il "cumerum", paniere contenente gli oggetti rituali per il matrimonio e due giovani i "pueri praetextati", che precedevano la promessa sposa, con una fiaccola di spina di ottimo auspicio per le nozze.
Al seguito non poteva mancare la balia della sposa, che rimarrà con lei nella sua nuova casa; infine alcune donzelle recavano il velo che verrà tenuto sospeso durante il rito religioso, celebrato davanti al Vescovo di Tarantasia e alla presenza di un notaio che ne confermava la validità legale.
Come era di consuetudine, i giovani e le fanciulle portavano in dono ghirlande e ramoscelli di fiori e tendevano dei nastri lungo il percorso del corteo, in segno di buon augurio; i nastri potevano essere tagliati solo tramite il simbolico pagamento di un pedaggio.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.97.53.22


16 - COMUNE DI BALDICHIERI
Colori: argento, azzurro e oro
Emblema: leone e punta di lancia
Rettore: Domenico Amerio

L'INVESTITURA DEL CAVALIERE

Il Comune di Baldichieri rievoca un momento importante della vita di un cavaliere: l'investitura, rito di iniziazione di origine germanica. L'istruzione del cavaliere cominciava dalla culla: il barone padre faceva indossare al figlioletto un abito di seta guarnito d'ermellino, lo conduceva al fonte battesimale e lo dotava di vaste terre e di una dote in denaro.
Lo affidava quindi ad una balia di sangue nobile con la quale il ragazzo cresceva fino all'età di sette anni, quando la sua educazione veniva seguita da un tutore che gli insegnava a cavalcare, a giocare coi dadi e a scacchi.
I pochi che studiavano avevano vaghe nozioni di aritmetica, musica, geometria e astronomia -le quattro scienze che formavano il "quadrivio"- e la grammatica, la retorica e la dialettica - che costituivano il "trivio".
A dodici anni il baronetto diventava "damigello" di un signore nel cui castello si trasferiva. Qui si sottoponeva alla vera e propria istruzione militare; imparava a manovrare l'arco, impugnare lo scudo, a maneggiare la spada, a scagliare il giavellotto e a tirare di scherma; assisteva alle giostre e ai tornei e vi accompagnava il barone.
A quindici anni finalmente era pronto per essere fatto cavaliere: era il signore stesso, se soddisfatto delle sue prestazioni, a porgergli la spada.
Il neo cavaliere, dopo aver fatto il bagno di purificazione, indossava una tunica bianca (simbolo di purezza), un manto rosso (emblema del sangue che era disposto a versare in nome di Dio), una cotta nera (simbolo della morte che non paventava) e vegliava un'intera notte in chiesa, immerso nella preghiera.
La mattina, durante la messa alla quale partecipavano i nobili, il prete benediceva l'arma, poi si volgeva al suo signore che, col piatto della spada, lo colpiva tre volte sulla spalla, pronunciando la formula di rito " nel nome di Dio, di San Michele e di San Giorgio io ti faccio cavaliere".
Il giovane cavaliere riceveva dunque una lancia, un elmo e un cavallo sul quale montava e usciva dalla chiesa.
La cerimonia si concludeva con un lauto banchetto al quale partecipavano tutti gli abitanti nobili del castello.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.660.40


17 - COMUNE DI MONTECHIARO
Colori: bianco e celeste
Emblema: una Croce su tre colli
Rettore: Caterina Perotti

IL RINNOVO DEL TRATTATO DI PACE FRA GALEAZZO II VISCONTI ED IL MARCHESE GIOVANNI DI MONFERRATO

Il comitato bianco - celeste rievoca il rinnovo del trattato di pace tra Galeazzo II Visconti ed il marchese Giovanni di Monferrato.
Il 22 gennaio 1364, grazie alla mediazione di papa Urbano V, si pose fine alla guerra durata due anni per il predominio sul distretto astese.
Il trattato stabilì che Asti restasse al Marchese Giovanni di Monferrato e Galeazzo Visconti invece permutasse col Marchese varie terre possedute nel territorio di Pavia con poche altre a lui infeudate nell'astigiano.
Tra questi luoghi vi era anche il libero Comune di Montechiaro che, con tale convenzione, passò per parecchio tempo, in possesso del Marchese di Monferrato.
per eventuali richieste: telefono +39 011.80.20.226


18 - COMUNE DI CASTELL'ALFERO
Colori: azzurro, bianco e oro
Emblema: aquila troncata su vaio
Rettore: Piero Berrino

  L'ABBIGLIAMENTO DALL'ANNO MILLE ALLA FINE DEL MEDIOEVO

La moda era molto importante nel Medioevo, come i re costruivano castelli per impressionare la popolazione, così i più facoltosi si abbigliavano con sfarzo per affermare il proprio prestigio.
Nel primo Medioevo i ricchi indossavano abiti relativamente semplici ma a partire dal XII secolo la moda si fece più elaborata.
Proprio come oggi, i modelli di scarpe e copricapo, le acconciature, la foggia di vesti e sopravesti cambiavano ogni anno.
Nel XIII e XIV secolo in molte parti d'Europa furono varate leggi contro il lusso eccessivo, ma non furono in genere rispettate.
Il Comune di Castell'Alfero rappresenta i vestiti dei nobili dal primo medioevo, quindi molto poveri, fino alla fine del periodo, con costumi molto sfarzosi, ricchi e coloratissimi.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.53.82.50


19 - BORGO DON BOSCO
Colori: giallo e blu
Emblema: leone reggiscudo
Rettore: Franco Brignolo

IL TRIONFO DEI GHIBELLINI ASTESI ALLA BATTAGLIA DI GAMENARIO E LA FONDAZIONE DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO

Nel 1345 infuria nel Piemonte meridionale la guerra tra la fazione ghibellina, capeggiata da Giovanni II Paleologo, Marchese di Monferrato, e la compagine guelfa, che fa riferimento a Giovanna Regina di Napoli. Per incarico di costei giunge in Piemonte nella primavera di quell'anno Reforza d'Agoult, siniscalco della regina, accompagnato da una cospicua schiera di cavalieri provenzali.
Grazie all'aiuto delle forze locali Reforza conquista Alba e pone l'assedio al castello di Gamenario, nei pressi di Santena.
Giovanni Il Paleologo sopraggiunge con un esercito in cui militano numerosi ghibellini astigiani e affronta in campo aperto il siniscalco, lo sconfigge, cosicché la fortezza di Gamenario viene recuperata dai ghibellini.
Per celebrare la vittoria gli astigiani e il marchese di Monferrato fanno erigere ad Asti un tempio dedicato a San Giorgio, poiché lo scontro aveva avuto luogo il 24 aprile, vigilia della festa di questo santo, particolarmente importante per la cultura cavalleresca.
I vincitori percorrono la città per recarsi nel luogo dove viene posta la prima pietra della chiesa di San Giorgio, preceduti dall'araldo che canta le gesta dei valorosi combattenti, dal Marchese di Monferrato, dai marchesi Zanardo di Incisa e Oddone della Rocchetta, dai conti Giannino e Ottobono di Cocconato, cui fanno seguito le più importanti nobili famiglie astigiane.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.21.24.24


20 - COMUNE DI MONCALVO
Colori: bianco e rosso
Emblema: partiture di colori
Rettore: Achille Raimondo

LA COSTRUZIONE, LA STORIA E LE ALTERNE VICENDE DEL CASTELLO DI MONCALVO

"Sorgeva a libeccio di Casale, sopra la salita di un monte il forte e mercantile castello di Moncalvo, che era così in buona difesa che più volte ha fatto sudare chi lo ha assalito.
Il Castello giaceva all'erta di un colle pendente a settentrione in forma di quadrilungo con due baluardi e due torrioni ai vertici e fra mezzo di essi, su l'angolo verso ponente, vi era la porta detta del Soccorso, dalla quale usciva la via maestra. Tutto circondato da fossa e muri, dopo il primo recinto in poca distanza s'innalzavano le Mura dl Maschio, di simil figura del primo recinto. Era il Maschio un grosso massiccio di sasso vivo scolpellato e vestito di forti mattoni e altre pietre; tutte le muraglie di detto Castello erano di straordinaria grossezza e gran fortitudine".
La storia del Castello di Moncalvo spazia tra l'XI e il XIV secolo. Nel 1164 Moncalvo è fra i paesi concessi dal Barbarossa al Marchese di Monferrato, i cui Signori, sicuramente dal 1224, sono proprietari di un "palazzo".
Forse esisteva già prima una fortificazione appartenente ai primi domini, ma il "castrum" viene esplicitamente nominato solo dal 1270, quando ormai i Marchesi di Monferrato sono i soli Signori di Moncalvo. Si deve a loro la costruzione di una nuova massiccia fortezza che rende Moncalvo il punto strategicamente più importante e difeso del marchesato.
Guglielmo VII di Monferrato, che andava costruendo un vasto dominio, rende sempre più sicuro e protetto il "castrum", fino al 1290 quando venne catturato e imprigionato ad Alessandria. Da allora un periodo buio e poco generoso toccò al Castello. Ma nel 1305 è governatore del Monferrato Manfredo di Saluzzo. Fu durante la permanenza di Manfredo di Saluzzo che Moncalvo venne munita saldamente e il Castello reso inespugnabile e colmo di ogni genere di ricchezze che lo rendevano accogliente ed elegante nell'aspetto.
Il Comune di Moncalvo rappresenta la rifortificazione e le alterne vicende del castello di Moncalvo. Progetti, disegni di ogni genere vengono proposti ai Signori del Castello che con i loro Notabili e Consiglieri di corte prendevano le decisioni sulla costruzione di torri, torrioni, mura e baluardi. Alla Signora del Castello il compito di rendere confortevole, accogliente, bello nell'aspetto il "palazzo". Le più ricche stoffe, gli ori e gli argenti più preziosi vengono presentati alla Signora del Castello e alle altre dame di corte, mentre gli uomini della plebe lavorano instancabilmente per costruire muri di mattoni, di calce, di tufo e scavare profondi fossati.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.91.70.82


21 - BORGO SAN SILVESTRO
Colori: oro e argento
Emblema: Biscione dei Visconti
Rettore: Maria Teresa Perosino

INCANTESIMI ED ARTIGIANATO DI ALTO LIVELLO DAL GIARDINO DEGLI AMORI

Asti, città amata ed apprezzata da Valentina Visconti e da Luigi di Valois, suo consorte e fratello del Re di Francia, è sempre stata un polo di interesse storico per le arti ed il lavoro di artigianato d'alto livello.
La Compagnia del Moleggio, le Corporazioni dei Tessitori, i mercanti, gli artisti hanno lasciato un'impronta particolarmente legata alla presenza in Città dei due personaggi Valentina e Luigi molto attenti alla cultura ed alle Arti, come recita Emile Collas nel sesto capitolo del volume che li riguarda (presentato da Nicola GabianI). I Duchi hanno influenzato notevolmente lo sviluppo politico, economico e culturale della Francia, del Piemonte, della Lombardia e della società del loro tempo.
Uno degli aspetti che li caratterizza è quello dell'approfondimento culturale attraverso le letture e la costituzione di una biblioteca di immensa importanza. I testi segnalati ed ancora conservati rispecchiano vasti interessi e forti valori.
Ma oltre all'aspetto culturale era per loro importante anche la conservazione dei volumi e dei manoscritti che venivano sontuosamente rivestiti e restaurati con attenzione e dedizione.
In particolare, nel 1393, Florence La Boutonne, "broderesse" ed "artista di restauro" è incaricata di fare delle copertine a sette volumi del Duca e della Duchessa: un Messale, due Breviari, due Libri d'Ore, il "Libro del Buongiorno dei Principi" ed un prezioso "Libro del Giardino degli Amori".
Quest'ultima opera accende ed ha acceso forti discussioni circa i significati, le simbologie e le tematiche, tutte o quasi collegate ai Cicli d'Amore dell'epoca, ma anche riferiti a leggende e credenze di altri tempi. L'espressione trasmessa ha inoltre influenzato l'arredo ed il decoro in "tapisseries" delle Camere dei Duchi, finemente descritte nei Capitoli successivi. Il tutto naturalmente per aumentare maggiormente quell'alone di mistero che circonda una donna di grande talento, poco compresa dai suoi contemporanei, molto rivalutata dagli studiosi.
per eventuali richieste: telefono +39 0141.55.68.36 - 0141.34.604





PER SAPERNE DI PIU' (piccola bibliografia)

* L. Vergano, a cura di G.Crosa, Storia di Asti, Ed. Gribaudo, Cavallermaggiore, 1990.
* Antichi cronisti astesi, Ed. dell'Orso, Al, 1990
* N. Gabiani, Asti nei principali suoi ricordi storici, Tip.Varesio Vinassa. At, 1927 - 1934, 3vv.
* D. Testa, Storia del Monferrato, a cura dell'autore, 1982
* G. Sergi, Potere e territorio lungo la strada di Francia, Ed. Liguori, Napoli, 1981
* L. Vergano e C.Bobba, Antiche Zecche della provincia di Asti, Ed. Bobba, At, 1971


la via Francigena

le foto della sfilata dell'anno 2002

le foto della sfilata dell'anno 2001

le foto della sfilata dell'anno 2000

le foto della sfilata dell'anno 1999

le foto della sfilata dell'anno 1998

le foto della sfilata dell'anno 1997


una visita alla Città di Asti - vino astigiano - gastronomia

@ASTI  home page
www.atasti.it Vittorio Ubertone info@atasti.it